L’anno scorso sono arrivato primo nella 90 km del Trail del CinghialeLeopodistica A.S.D.  Quest’anno, tuttavia, c’erano alcuni trailer davvero forti che erano iscritti e sapevo che avrei dovuto lottare per conquistare un posto sul podio …

… E poi un giorno, un paio di settimane prima della gara mentre mi stavo allenando vicino a casa sulle Alpi Apuane, ho incontrato un branco di cinghiali durante una corsa notturna. Poi, un chilometro dopo, ho incontrato il mio primo porcospino. E avevo deciso, che questo doveva essere di buon auspicio.

Trail del Cinghiale, nell’Appennino tosco-romagnolo

Palazzuolo Sul Senio, Toscana – 24 novembre 2018

Di Carl Johan Sörman

Mia figlia, mia compagna ed io siamo gli unici che hanno deciso di montare la tenda nell’area campeggio la notte prima del Trail of Cinghiale. Le temperature sono miti, quindi non abbiamo bisogno delle nostre coperte extra. La 90km inizia alle 5 del mattino, il che significa che quando ci svegliamo è ancora buio pesto fuori. Mangio la mia colazione pre-gara – panini con burro di arachidi e marmellata/jelly. Poi afferro i miei 2 drop-bag e percorro la breve distanza fino all’area di partenza.

Anche se arrivo in tempo utile, prima che capisca bene – il direttore di gara sta annunciando il conto alla rovescia … 3 … 2 … 1 … e non ho nemmeno avuto il tempo di calibrare il mio GPS!

Rapidamente, attraversiamo il piccolo borgo sonnacchioso di Palazzuolo sul Senio, e presto siamo sui sentieri nel bosco. Per circa 30 minuti corro insieme ad altri tre atleti, fino a quando il sentiero diventa troppo tecnico e comincio a restare indietro. Presto mi rendo ben conto che è giunta l’ora di comprare una lampada frontale nuova e migliore – la mia luce è troppo debole e non oso spingere sulle discese tecniche. Ma l’alba non è lontana e la corsa è lunga.

Ci sarà un sacco di tempo per recuperare gli altri …

Il terreno è viscido, e inaspettatamente un enorme cumulo di fango emerge di fronte a me, è buio e non ho il tempo di contemplarlo chiaramente. In qualche modo scivolo e vengo accolto dal suo abbraccio appiccicoso per poi continuare sul percorso. Tuttavia, i miei pantaloni ora infangati non sono nulla in confronto a quello che verrà dopo …

Il Trail del Cinghiale (90 km) è diviso in quattro petali. Tutti i petali iniziano e finiscono a Palazzuolo sul Senio. Il primo e l’ultimo anello sono gli stessi. Piove a dirotto quando arrivo al passaggio di Palazzuolo alla fine del primo giro.

Svuoto le mie tasche della confezione di gel appiccicoso, ingoio in fretta un pezzo di banana e butto giù un paio di tazze di coca. E presto sono di nuovo sul sentiero per il secondo anello.

Il sentiero ora è molto fangoso e scivoloso. Osservo le mie scarpe da trail dal color “rosso fuoco” che ora hanno acquisito una combinazione di colori più adatta alle trincee della Grande Guerra. Sembra che il fango mi stia filtrando nel cervello. Il mio corpo è pigro e non ho alcuna volontà o energia da spingere. Saranno tutte le gare che ho fatto quest’autunno, che mi hanno stancato, o è solo un calo temporaneo?

Il panorama e le vedute sono magnifici come sempre qui negli Appennini – con nuvole nelle valli ma limpido sulle cime.

Quando torno a Palazzuolo per la seconda volta, ho accesso al mio primo drop-bag. Mentre trasferisco scorte di gel, dallo staff mi dicono che sono in quarta posizione. Comincio a sentirmi un po ‘più forte quando avvio il terzo anello. Forse perché siamo stati raggiunti dai runners sulla 60k che sono partiti alle 7 del mattino (due ore dopo di noi questa mattina). Ora ho obiettivi da superare.

Il tempo è ancora brutto, pioggia, umido, vento e molto fango, ma riesco a trasformarlo a mio vantaggio, traendo energia dai testi che ho amato in gioventù (e che amo tutt’ora). “Yeah you wanna go out ’cause it’s raining and blowing. You can’t go out ’cause your roots are showing…”

Sentendomi forte, raggiungo i corridori in seconda e terza posizione e…

Adesso sta piovendo forte. Tutti gli altri runners indossano le loro giacche obbligatorie. Avevo resistito nel  mettere il mio – le previsioni del tempo avevano promesso solo un paio di millimetri … Ma alla fine mi sento davvero freddo e devo cedere. Mentre impreco sulla pseudoscienza arbitraria, mi fermo per indossare la mia giacca antipioggia, i guanti e un berretto, e presto sono di nuovo caldo.

Quando arrivo a Palazzuolo per l’ultimo giro, ricevo il messaggio che il trail runner in 1° posizione si è ritirato dalla gara. Sono ora in seconda posizione. Non male. Anche se, conoscendo la quantità di partecipanti (sulla 30km) che hanno appena attraversato il tratto di percorso che dovremo fare noi della 90km ora….mi viene male…

… Sento che potrebbe essere iper appiccicoso e scivoloso …

Sfortunatamente, le mie ben usurate Salomon S-Lab Sense Ultra 6 FG non hanno alcuna possibilità contro questo terreno. Un altro paio di scarpe con un buon grip… sono nascoste nel mio primo drop-bag, ma dal momento che pesano 160 grammi in più delle mie scarpe Salomon, avevo scelto di non usarle. Giusto o sbagliato, chi lo sa?

Oltre a questo, i miei bastoni sono ancora in auto. Dal momento che il Trail del Cinghiale, per me, non presentava delle grosse salite, nonostante i molti brevi vertical della gara, avevo scelto di non usarli. Ragionando sul fatto che sarebbe un ottimo allenamento correre senza, in preparazione all’UTMF (Ultra Trail Mt Fuji) dove non sono ammessi bastoni.

Mud mud mud – Carl Johan Sörman
Mud mud mud – Carl Johan Sörman

Ma prendo alcuni momenti per rimpiangere amaramente questa mia decisione mentre scivolo giù per alcune discese del quarto petalo sul mio fondoschiena…

Il fango è come correre su un pianeta con una gravità estremamente potente…

Ogni passo sembra come se il fango fosse composto da anime perse che mi afferrano con urgenza, cercando di tirarmi indietro. “Resta con noi, affondi in mezzo a noi e goditi un meritato riposo. Solo per un breve minuto, o per sempre..!”

Ma, ho un secondo posto da difendere! E sto diventando davvero affamato, perché non ti riempiono 30 gel. E io non sono pronto per un’autentica torta al fango vera. Quindi non c’è altra scelta che continuare a correre.

Quindi, cos’ho imparato – Tecniche per correre nel fango italiano

Apparentemente ci sono 2 tipi di fango:

Sul tipo “A” è effettivamente possibile eseguire downhills …

Prova la stessa cosa su tipo “B” e presto scivolerai sul tuo culo, sul fianco o sulla pancia – si spera con la testa rivolta verso l’alto.

Provo diverse tecniche per le discese:

  • The Gentleman:  lasciarti andare in un elegante posizione squat. Sterzando e frenando con le mani.
  • Il Tarzan: Getto me stesso verso il ramo di un albero più vicino, poi il prossimo e così via
  • The Norseman: la tecnica dello sci di fango

Nessuno di questi sembra funzionare: e tutti risultano nel farmi sentire scaraventato giù per la discesa come un topo morto che esce da una fogna.

E le salite non sono molto più facili. Ad ogni istante i miei occhi devono cercare il tratto meno scivoloso, e in molti posti non è possibile neanche spingere, se lo facessi, scivolerei indietro quasi quanto vorrei andare avanti.

Di tanto in tanto, penso ai miei bastoni: puliti, caldi e freschi nell’auto.

Mi sembra di essere in un film apocalittico

Mentre sorpasso i partecipanti stanchi della 60km, che avanzano con passi pesanti, con fango parzialmente asciutto su pelle e vestiti, come la carne marcia, i miei pensieri vanno agli zombie. La luce comincia a sbiadire e penso a tutti i corridori che presto dovranno riaccendere i loro fari. La maggior parte dei corridori 90k non ha ancora iniziato il ciclo di 30k fangoso finale…

Io sto correndo giù per la discesa piena di foglie, provenienti dai nudi castagni che mi circondano.

Sotto di me vedo Palazzuolo!

Dopo circa 11 ore e 30 minuti scivolo, come “il Principe del Fango”, in un secondo posto. Dal momento che non sono stato in grado di spingere quanto sono abituato, non mi sento neanche tanto stanco nel mio corpo. Sono venuto qui con la speranza di correre veloce. Non è successo, ma sono felice di aver raggiunto il traguardo. E mi sento mentalmente più forte, pronto per il 2019 e la UTMF, LUT e CCC.

Se una qualsiasi di quelle gare saranno fangose, sarò ben preparato.

A proposito, ho comprato un paio di scarpe da corsa con una presa fantastica.

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Segue Articolo originale in Inglese
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Crossing the finish line in 2nd place at the 90km Trail del Cinghiale - Carl Johan Sörman
Crossing the finish line in 2nd place at the 90km Trail del Cinghiale – Carl Johan Sörman

Last year I came first in the 90km distance at the Trail del Cinghiale. This year, however, some really strong runners had signed up, and I knew that I’d have to put up a fight for a place on the podium…

…And then one day, a couple of weeks prior to the race whilst out training in the Apuan Alps, I met a hoard of wild boars during a night run. Then, one kilometer later, I met my first porcupine. I decided, there and then, that this must be a good omen. 

Trail del Cinghiale, the Wild Boar Trail – in Northern Italy’s Apennines

Palazzuolo Sul Senio, Tuscany – 24 November 2018
By Carl Johan Sörman

My daughter, partner and myself are the only ones who have decided to put up a tent on the designated camping area the night before the Trail del Cinghiale trail race. Temperatures are mild, so we don’t need our extra blankets. The race starts at 5am in the morning, meaning that when we wake up it is still pitch black outside. I eat my regular race breakfast – PB&J sandwiches. Then I grab my 2 drop-bags and walk the short distance to the starting area.

Even though we get to the start line in good time, before we know it – the Race Director is announcing the countdown… 3…2…1…  and I haven’t even had time to calibrate my GPS watch!

Rapidly, we cross through the sleeping little hamlet of Palazzuolo sul Senio, and soon we are on the trails deep in the woods. For about 30 minutes I run together with three other athletes, until the trail gets too technical and I start to lag behind. I soon realize that it’s time to get a new, better headlamp – my light is way too weak and I don’t dare to push on the technical downhills. But, dawn is not far off and the race is long.

There will be plenty of time to catch up with the others later…

The ground has been somewhat sludgy, and unexpectedly a massive mound of mud emerges in front of me, it’s dark and I don’t have time to clearly contemplate it. I somehow slide over its gooey embrace and continue on my path. However, my now muddy tights are nothing compared to what is to come later…

The Trail del Cinghiale race route (90km distance) is divided into four loops.  All loops start and end in Palazzuolo sul Senio. The first and last loops being the same. It’s raining heavily when I arrive at the aid station in Palazzuolo at the end of the first loop.

I empty my pockets of the sticky gel packaging, hurriedly gobble down a chunk of banana and guzzle a couple of mugs of coke. Then I’m off for loop number 2.

The trail is now muddy and slippery. I look down at my normally ‘racing red’ trail shoes that have now acquired a color scheme more suited to the WW1 trenches. It feels like mud is seeping into my brain. My body is sluggish and I have no real will or energy to push. Is it all the racing that I’ve done this autumn, that has worn me down, or is it just a temporary dip? I’m thinking that I should just continue running and see what happens.

The landscape and the views are just as magnificent as always here in the Apennines – with clouds in the valleys but clear on summits.

When I arrive back at Palazzuolo for the second time, I get access to my first drop-bag. Stock up on gels and sports drink race staff tells me that I’m in fourth position. I begin to feel a bit stronger when I start the third loop. Maybe because we have been caught up by the 60k runners that started at 7am (two hours after us this morning).  Now I have targets to pass.

The weather is still bad, rain, humid, windy, and very muddy, but manage to turn this to my advantage, drawing energy from lyrics that I loved in my youth (and still do). “Yeah you wanna go out ’cause it’s raining and blowing. You can’t go out ’cause your roots are showing…”

Feeling strong, I catch up, and overtake the runners in 2nd and 3rd position…

It’s now raining heavily. All the other runners are wearing their mandatory rain jackets. I have refused to put mine on – the weather forecast had promised only a couple of millimeters… But, finally I get really cold and have to give in. While cursing over arbitrary pseudoscience I stop to put on my rain jacket, gloves and a beanie, and soon I’m warm again.

When I arrive in Palazzuolo for the final loop, I get the message that the Mud had beaten the leader, and that he has withdrawn the race. I am now in second position. Not bad. Although, knowing the amount of runners that have run the shorter 30k route previously – which we of the 90km distance now have to cover…

…I sense that the track might be sticky and slippery…

…And I am sooo right…

Carl Johan Sörman
Carl Johan Sörman

Unfortunately, I have chosen to bring slicks to a mud rally. My worn Salomon S-Lab Sense Ultra 6 FG stand no chance against this ground. Another pair of shoes with a really good grip are tucked away in my first drop-bag, but since they weigh 160g more than my Salomon shoes I chose not to switch. Right or wrong, who knows?

On top of this, my running poles are lying in my car. Since there are no tall climbs, despite the many short verticals of the race, I had chosen not to use them. Reasoning that it would be great training to run without them, to get ready for UTMF (Ultra Trail Mt Fuji) where poles not are allowed.

But I bitterly regret my decision whilst I literally slide down the slopes of the fourth loop on my bottom.

The Mud is like running on a planet with extra potent gravity

It is awfully heavy to run on this terrain. Every step feels as if the mud is made up of lost souls urgently grabbing hold of my feet, trying to pull me back. “Stay with us, sink down among us and have a well deserved rest. Just for a short minute, or for ever…”

But, I have a second place to defend! And I’m getting really hungry, as you do not get full by eating 30 gels. And I’m not up for an authentic real life mud pie. So there is no choice but to continue running.

Techniques for running in Italian Mud

Apparently there are 2 types of mud. On Type A it is actually possible to run downhills…

Try the same thing on Type B, and you will soon be sliding down on your ass, side or belly – hopefully with your head directed upwards in the slope.

I try different techniques to get down the hills:

  • The Gentleman: To elegantly squat. Then steer and break with my hands
  • The Tarzan: Throw myself towards the closest tree branch, then the next, and so on
  • The Norseman: The skiing technique

None of these seem to work: And they all seem to result in slipping, and being flushed down the slope like a dead rat out of a sewer.

And the uphills are not much easier. At every instant my eyes must search for the least slippery track, and in a lot of places it’s not possible to push since, if I would, I’d slide back almost as much as I would move forward. Now and then, I think about my running poles – clean, warm and fresh in the car.

It feels like I’m in an apocalyptic movie

As I pass tired runners from the 60k race who move forward with heavy steps, with partly dried mud on skin and clothes, like rotten flesh, my thoughts goes to zombies. The light begins to fade and I think about all of the runners who soon need to put on their head lamps again. Most of the 90k runners have not even started the final, muddy 30k loop yet.

Myself, I’m running in a downhill full of leaves from the almost naked chestnut trees around me.

Below me I see Palazzuolo

After about 11 hours and 30 minutes I glide in, as “the Prince of Mud”, to a second place. Since I have not been able to push on as much as I’m used to, I don’t feel very tired in my body. I came to the competition with a wish to run fast. That didn’t happen, but I’m happy that I made it to the finish line. And I feel mentally stronger, ready for 2019 years top races – UTMF, LUT and CCC.

If any of those races get muddy I will be well prepared.

By the way, I have now bought a pair of racing shoes with awesome grip.

 

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Carl Johan Sörman
Carl Johan Sörman – born in Sweden, returned to trail running whilst living in Italy, where he now trains and lives in northern Tuscany together with his partner and daughter. “I have this urge… when I see a mountain summit… I want to get to the top. Running of course.” You can find Carl on Instagram